SOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE DEI SISTEMI EDIFICIO-IMPIANTI

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Sopraelevazione grün a Merano e Sinigo

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L’unità di Progetto dello scorso anno ha costituito il terzo appuntamento di progettazione dell’architettura sostenibile applicata alla residenza sociale nel territorio di Bolzano. Grazie alla collaborazione con IPES – istituto case popolari della provincia autonoma Alto Adige Südtirol di Bolzano e al workshop svoltosi sul campo con l’Università di Bolzano si è potuto continuare il percorso di conoscenza diretta della realtà che caratterizza quest’area geografica, leader in Europa per qualità ambientale, per l’innovazione in campo architettonico e per la particolare attenzione alla sperimentazione di soluzioni di risparmio energetico attraverso l’uso razionale dell’energia e l’impiego delle energie rinnovabili.

Il tema della UP è stata la sperimentazione

Raccogliendo la sfida lanciata dal nuovo “piano energetico” per la città, che ha posto come obiettivo la sopraelevazione di un piano di  tutte le case costruite dopo il 1950, per rispondere alla necessità di nuova residenza in un territorio ormai saturo, agli studenti è stato chiesto di sperimentare questa nuova realtà abitativa e di attribuire alla sopraelevazione la capacità di innescare un processo di riqualificazione architettonica ed energetica di tutto l’edificio su cui poggiano, portando questi edifici in classe A.
Un processo completo che, partendo dall’analisi dell’edificio e del contesto in cui è inserito e in relazione alla sua destinazione d’uso, analizza le tipologie di involucro edilizio, la qualità dell’ambiente interno, l’entità dei carichi ambientali in esercizio, le caratteristiche del sistema degli impianti.
Due edifici di edilizia pubblica a Sinigo e Merano sono stati il campo di prova, due ambiti diversi, due sfide differenti. Il primo edificio, più contenuto e calato nel tessuto storico della città, ha richiesto un intervento di sopraelevazione definibile microchirurgia architettonica, l’altro, di più ampie dimensioni e collocato nella periferia, ha naturalmente attribuito alla sopraelevazione la capacità di ricreare un legame con il territorio in cui è calato. Due edifici accomunati però dalla marcata obsolescenza tipologica e tecnologica.
Il percorso degli studenti è partito dall’analisi diretta dell’edificio nel suo contesto urbano ed è giunta alla definizione degli elementi di dettaglio alla scala costruttiva, un processo che se pur con punti interrogativi differenti, determinati dai due diversi ambiti, ha avuto “regole del gioco condivise”, improntate sulla ricerca di:

eccellenza ambientale: una radicale riqualificazione capace di ridurre drasticamente i consumi di risorse di edifici “energivori” avvalendosi delle regole di Casaclima e portando gli edifici dalla classe F alla classe A.

eccellenza architettonica: un progetto che scioglie la contraddizione tra densità e qualità, dando nuova dignità architettonica e conferendo riconoscibilità a questo tipo di costruzioni, invadenti ma nel contempo anonime.

eccellenza partecipativa: un “retrofit” capace di interpretare esigenze diverse, rispondendo ai bisogni e desideri di nuovi abitanti e sperimentando nuove realtà dell’abitare: case collettive con la qualità dell’abitare individuale, spazi comuni di gioco e sosta all’aperto, uso della “quinta facciata” come spazio comune o individuale per giardini, orti: consegnando quindi all’abitante un ruolo attivo.

Il tema progettuale è stato, pertanto, elaborato con l’obiettivo di individuare soluzioni architettoniche, tecnologiche e impiantistiche per la riqualificazione degli edifici residenziali pubblici, conservando sempre una visione multidisciplinare di sostenibilità.

prof. arch. Matteo Robiglio
ing. Stefano Corgnati
con Helene Hoelzl e Stefano Fattor

collaboratori:
Arch. Lucia Baima, Arch. Marco Luciano, Dott.ssa Daniela Raimondo, Arch. Luca Rollino

I PROGETTI

ALBERTO MINERO
il polpo

Il progetto si sviluppa a partire dall’idea costruire un vero e proprio POD energetico sulla sommità dell’edificio esistente, in grado fornire energia pulita e ventilazione e di contenere tutti gli impianti necessari a portare l’edifico esistente in CasaClima B.

L’architettura nasce perciò dalla necessità di “seguire” gli impianti, accompagnando il percorso impiantistico, che partendo dal locale tecnico posto sotto la copertura, arriva dentro a ogni alloggio. Così nascono i “tentacoli”: dei bow-window vetrati che allargano le cucine degli appartamenti creando dei cannocchiali verso le montagne. Gli impianti stessi vengono lasciati all’esterno, per accentuare l’immagine della fabbrica energetica.

Gli alloggi di nuova costruzione vengono progettati in modo da non essere riconoscibili come tali, ma come se facessero parte della “fabbrica” stessa. Obiettivo raggiunto grazie all’arretramento dal muro originale, ed alla creazione di ampie terrazze.

L’edifico è costruito su una maglia in acciaio completamente separata dall’esistente, che scarica il peso a terra attraverso le colonne dei bow-window ed il vano scala. I tamponamenti sono leggerissimi, realizzati da pannelli in legno e rivestiti con lamiera zincata, mentre per l’isolamento è stato utilizzato un isolante a film termoriflettente, per limitare al massimo il peso e l’ingombro delle pareti.

Per quanto riguarda l’energia, il progetto riesce a raggiungere un livello di CasaClima A per gli appartamenti di nuova costruzione, dotati di riscaldamento a tutt’aria, e un livello di CasaClima B per l’edificio esistente. Quest’ultimo è stato raggiunto senza dover intervenire sulla facciata esistente, ma solamente sostituendo i serramenti e portando negli alloggi la ventilazione meccanica. Inoltre, grazie ai pannelli solari, l’edificio produce oltre il 30% del suo fabbisogno elettrico e il 75% del fabbisogno di ACS.

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È stato particolarmente apprezzato il concetto alla base del progetto, riscontrabile in tutte le scale di rappresentazione. Lo schema del polpo è rappresentativo sia della strategia energetica adottata, sia degli aspetti compositivi e architettonici del progetto di ampliamento. Sicuramente riuscita l’integrazione tra la macchina che controlla e regola l’edificio dal punto di vista bioclimatico e energetico e la composizione e la distribuzione dei volumi aggiunti, dando così al progetto un aspetto unitario. La forza compositiva del prodotto finale si scontra con l’immagine dell’impianto esistente. In questo il polpo si dichiara come tale, un estraneo invasore attaccato con i tentacoli agli elementi-edifici che trova sulla sua strada. Forse discutibile l’ostentata forza meccanica in tale contesto e per tale destinazione d’uso, tuttavia innegabile che questa sua essenza aliena lo renda definito e chiaro rispetto alla preesistenza e coerente nella sua complessità.

ROMER VALERA
la spirale

L’idea principale é quella di avere un elemento che nella sua morfologia avvia e unifica la parte energética e la parte la architettonica. L’ho trovato nella forma della spirale.

Il progetto si incentra su una sopraelevazione. La spirale però parte dal suolo al piano terreno sale sull’edificio, si sviluppa e riscende arrivando al livello di partenza, dando un senso di continuità e di integrazione tra i due elementi (edificio esistente e nuova costruzione). Questo elemento accoglie il sistema di strutture adibite al funzionamento energético dell’edificio: pannelli fotovoltaici, pannelli solari, elementi di raccolta dell’acqua piovana, che allo stesso tempo ombreggiano gli edifici nei punti più critici esposti al sole estivo. Vengono utilizzati dei brise-soleil in cellule fotovoltaiche che, inclinati in modo ottimale, captano la maggior quantità di radiazione solare possibile. La spirale è realizzata in profili di acciaio HEA 450; gli edifici destinati ad alloggi sono costituiti da struttura in legno e acciaio (materiali leggeri).

Il modo di vivere gli alloggi progettati é completamente diverso da quello che si può trovare negli edifici esistenti sottostanti. Ogni alloggio é indipendente uno dall’altro, con giardini e terrazzi propri e uno spazio in comune all’aperto.

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Apprezzabile il concetto molto chiaro di differenziare l’elemento tecnico della spirale, che nell’intento dovrebbe assolvere a tutte le funzioni di controllo energetico dell’impianto, dagli edifici posizionati sotto e protetti da essa. La spirale è copertura che diventa parete e ritorna copertura. È un secondo involucro che “srotolandosi” sul tetto risponde alle diverse condizioni al contorno e alle diverse esigenze imposte dagli edifici sottostanti, diventando alternativamente supporto per elementi ombreggianti, copertura fotovoltaica per la captazione dell’irradiazione solare o elemento per la raccolta dell’acqua piovana. In rapporto con gli edifici, la spirale costituisce un sistema articolato di spazi aperti-coperti, non dichiarandosi solo come struttura tecnica ma anche come forte elemento architettonico che caratterizza il progetto di ampliamento. Il rapporto con il complesso residenziale esistente è chiaro. La sopraelevazione si distacca, manifestando la propria valenza architettonica, senza tuttavia “soffocare” la preesistenza ma integrandosi con essa.

MARIA ALEJANDRA SUAREZ
città in alto

Partendo dal tema della costruzione sostenibile di una sopraelevazione, la mia idea concettuale è quella di realizzare un nastro, elemento di distribuzione, che si “sviluppa” in cima all’edificio esistente avvolgendo e compenetrando dei piccoli box con funzione di unità abitativa e accogliendo, in alcune parti, dei giardini coperti.

Le unità abitative hanno balconi orientati verso sud e protetti da schermi solari. La luce del sole penetra all’interno in forma diretta e indiretta, attraverso le schermature che in parte la filtrano e in parte la trattengono, in un gioco di ombre, vento, suoni e aromi delle piante…

Con la variazione della luce durante il giorno e le stagioni, gli spazi assumono espressioni e colori differenti. La differenziazione è accentuata dal fatto che nel complesso le singole unità abitative hanno orientamento e posizione differente fra loro, inquadrando diversi punti di vista e catturando diverse angolazioni della radiazione solare.

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Un grande volume distributivo e tecnico e delle scatole abitabili. La forza del progetto sta nella chiarezza degli spazi e delle funzioni. La compenetrazione di volumi orientati secondo differenti angolazioni sul tetto dell’edificio esistente conferisce movimento e plasticità al progetto. La semplicità, spesso raggiunta attraverso diversi stadi di un processo di pulizia da complessità indotte da cultura e condizioni al contorno, in questo progetto si mostra vincente. Strano però che la chiarezza del progetto si scontri con una difficile e forse troppo ricercata rappresentazione grafica.